La fotografia, fra declino e innovazione. Quale futuro? – Articolo scritto per la rivista Audio Video Tecnica

La fotografia, fra declino e innovazione. Quale futuro? – Articolo scritto per la rivista Audio Video Tecnica

C’è un paradosso di fondo: nella nostra epoca, ovvero in un periodo dove l’immagine fotografica assume un ruolo fondamentale all’interno della comunicazione, lo studio del linguaggio fotografico è ancora molto lontano dall’essere insegnato, di base, nei vari istituti scolastici. E così migliaia di immagini uguali ci invadono, le fotografie che 10 anni fa sarebbero state semplicemente “foto ricordo” appaiono sulle bacheche di ognuno di noi; un fenomeno che sembra essere fuori controllo; ma facciamo un po’ di chiarezza: cosa sta succedendo al mondo della fotografia? È vero che il digitale la sta ammazzando? Innanzitutto, cosa vuol dire fotografia? Fotografia deriva dalla composizione di due parole, foto (luce) e grafia (scrittura); va da se che l’unico fattore realmente indispensabile per realizzare un’immagine fotografica è, appunto, la luce che deve essere impressa su un materiale fotosensibile. Il digitale è semplicemente l’attualizzazione della pellicola che a sua volta ha sostituito il dagherrotipo che, ancora a sua volta, deriva dal bitume di giudea. In soldoni? Oggi riusciamo a fotografare all’ottomillesimo di secondo mentre agli albori l’esposizione doveva durare qualche ora. Tutto questo ha reso realizzabili immagini prima impensabili, si può ben capire quindi che il declino dell’immagine fotografica non è attribuibile allo sviluppo tecnologico. Eh ma… “Ai miei tempi non si modificava. La foto era buona così come la si scattava”. FALSO! Prima di spiegare -in poche righe- cosa c’è dietro allo sviluppo fotografico vorrei sapere quanti di quelli che la pensano così, hanno sviluppato un rullino in camera oscura. Presumo nessuno. Se portassimo alla luce una pellicola appena esposta senza prima svilupparla, potremmo benissimo gettarla nel cestino: la pellicola sarebbe ancora fotosensibile e le immagini realizzate non sarebbero visibili. L’unico modo per poter vedere i negativi, prendendo in considerazione la pellicola in bianco e nero, è passarla nella chimica dello sviluppo, dell’arresto e del fissaggio; solo una volta asciugato il rullino si può passare alla fase di stampa su fogli di carta fotosensibile, utilizzando un ingranditore ed altra chimica adeguata. Solo allora potremo finalmente vedere l’immagine finita. E non è tutto: ogni variazione di temperatura, di dosaggio e di esposizione porta ad un risultato diverso. Ancora convinti che “ai tempi della pellicola non si modificava”? Certo, il computer semplifica il tutto ma è, questo, un male? Quanti di noi preferiscono la carrozza alla comodità dell’automobile? Assodato che la colpa non è della tecnologia penso sia il caso di fare un’analisi. È una cosa che ripeto spesso ai miei corsisti: cos’è la fotografia se non un linguaggio? Un linguaggio per funzionare ha bisogno di un mittente, di un messaggio e di un destinatario. E qui arriviamo ad instagram (lungi da me fare stupide crociate contro i social) per come lo si usa solitamente: il tramonto che hai fotografato (lo stesso tramonto che hanno visto altri milioni di persone) cosa vuole comunicare e, soprattutto, a chi? Può essere una foto ricordo, di quelle sacrosante e bellissime che si sono sempre fatte (anche a pellicola), ma non può essere considerata una fotografia studiata, pensata, prevista. Nel 2017 il concorso fotografico Sanctuary Wildlife Photography Awards è stato vinto dal fotografo
La fotografia, fra declino e innovazione

Quale futuro?
Biplab Hazra. Quella vincitrice è un’immagine cruda, difficile da guardare. Un cucciolo di elefante con il corpo parzialmente in fiamme scappa dalla foresta assieme alla propria mamma. Su facebook ho avuto modo di leggere alcuni commenti che testimoniano quanto ci sia ancora da fare per far conoscere il linguaggio fotografico. Un commento recitava, più o meno, così: “Questa non è fotografia, la vera fotografia serve per far vedere le cose belle”.

 

Questa frase ci fa capire che siamo arrivati in un punto dove una fotografia di denuncia viene considerata “sbagliata” e dove una moltitudine di scatti (parola usata appositamente per enfatizzare il puro atto meccanico) uguali
risultano interessanti. A causa di questa diffusa idea e a causa della mancanza di voglia di analisi io vedo il declino fotografico, non nell’avanzamento tecnologico. La bella notizia? La fotografia sopravvivrà.
Penso che si possa ancora dire molto tramite la fotografia e la sua evoluzione può portare ad orizzonti oggi difficilmente immaginabili.

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