Fotografia – Io voglio cogliere l’attimo, ma quale attimo (?)

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Quando parlo con una persona che si sta avvicinando al mondo della fotografia, sia essa un mio allievo o un amico, mi piace conoscerne i gusti, le aspettative, le preferenze e i “sogni fotografici”, insomma… mi piace condividerne l’entusiasmo.

Di cosa scriverò? Di una frase. Una frase che ho sentito molte volte: “Adoro la fotografia che coglie l’attimo”.

Perché sento la necessità d’esprimermi su questo tema?
In questi anni ho constatato che, non sempre ma spesso, dietro questa frase se ne nasconde una un po’ meno filosofica ma pericolosa, ovvero: “non voglio studiare l’attimo, non lo voglio attendere. Non lo voglio creare. Voglio tirare fuori la macchina e fotografare. Non voglio prendermi la briga di studiare, anche solo mentalmente, il soggetto.”

Gianni Berengo Gardin afferma:

“In giro vedo la pubblicità di una casa che produce macchine fotografiche che dice:
“Non pensare, scatta”. Mi sembra quanto di peggio ci possa essere. Io dico invece: prima pensa per due ore poi, eventualmente, scatta.”

 

Un esercizio che spesso consiglio: quando avete tempo datevi una zona su cui lavorare. Una stanza o un giardino e concentratevi, non necessariamente con la macchina in mano. Guardate gli oggetti che vedete tutti i giorni. Quando vi svegliate iniziate a leggere il mondo che vi circonda in modo diverso. Osservate gli oggetti non più come tali ma come soggetti da interpretare strappandoli dalla propria funzione; guardatene il profilo, le curve e la superficie e solo dopo fotografate. Avrete colto l’attimo, quell’attimo.

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 Foto tratta da “Paesaggi domestici” – Corrado Tria 

 


“Imparate a guardare, ma per davvero. La “cosa” al netto della funzione” dice Carlo Vanoni nello spettacolo teatrale “L’arte è una caramella”.

 

 

“Il peperone” Weston

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